Un ritorno alle origini

Si potrebbe definire un ritorno alle origini. Expo 2020 Dubai farà rivivere, in parte, lo spirito che animò la prima Esposizione Universale di Londra nel 1851. Ad ispirare l’edizione di 150 anni fa era l’idea che tutti i traguardi raggiunti grazie all’industrializzazione, tutti i prodotti, da quelli di lusso a quelli più abbordabili, potessero essere riuniti assieme e mostrati ad una platea mondiale. A Dubai si recupererà l’idea di “gesamtkunstwerk”, di opera d’arte totale, che non esibisce solo l’ingegno meccanico e industriale, ma anche il processo di civilizzazione di un’epoca. Ad Expo 2020 tutti i popoli saranno chiamati a costruire insieme una visione comune del futuro, al di là delle barriere e delle differenze. Sarà un’esposizione all’insegna dell’universalità, della collaborazione, dell’inclusione, in un momento in cui lo “zeitgeist”, lo spirito del tempo, sembra piuttosto alimentare divisioni, barriere culturali e commerciali, con la guerra dei dazi e la chiusura delle frontiere in risposta ai massicci flussi migratori provenienti dalle aree più povere del pianeta. Expo 2020 si propone di diffondere un’armonia culturale, di erigere ponti tra passato e presente, tra innovazione e tradizione, non di enfatizzare solo tecnologia e progresso tecnico-scientifico, o di puntare esclusivamente sull’offerta di prodotti. Dubai con le sue aspirazioni globali di centro economico, culturale, e scientifico sarà animata dall’universalità, sarà un evento corale e proprio per questa ragione recupererà il principio ispiratore originario, la vera ragion d’essere dell’Esposizione Universale. Se dopo la prima le successive edizioni si concentrarono sempre sull’effimero, sul carattere temporaneo dell’evento, tanto che le stesse strutture erano destinate a scomparire dopo la fine dell’expo, con Dubai si torna a progettare edifici destinati a rimanere come patrimonio architettonico e culturale, segni indelebili nel tessuto urbano, che diventino eredità fruibile per la società e le generazioni future. Come all’epoca il Crystal Palace fu uno degli esempi più celebri di “architettura del ferro” che durò ben oltre lo scopo per cui era stato costruito, anche molte delle strutture di Expo 2020 verranno conservate e faranno parte integrante dell’emirato. Una su tutte Al Wasl Plaza, con la sua cupola spettacolare, capolavoro di design e ingegneria, la cui realizzazione spetta all’italiana Cimolai Rimond Middle East. Una colossale e scenografica opera architettonica che diventerà un monumento all’ingegno e alle capacità italiane, una cristallizzazione dell’essenza del “Made in Italy”. Se nel 1851 il motto era: “Ogni possible invenzione al servizio dell’uomo che lo aiuti a superare i limiti troverà il suo posto”, una filosofia analoga tornerà in auge con Expo 2020, che altrettanto si preannuncia come un’Esposizione Universale delle meraviglie. A Dubai si disegnerà un futuro capace di portare l’immaginazione all’interno del mondo degli affari, nella società e nella cultura.